Il diario di un viaggio lungo una vita

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sabato, 28 marzo 2009

Collocazione provvisoria

Nel Duomo vecchio di Molfetta (Bari) c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: “Collocazione provvisoria”.

 

La scritta mi è parsa provvidenzialmente ispirata. “Collocazione provvisoria”: penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

 

Coraggio allora, tu che soffri. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi il calice amaro dell’abbandono. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare ed hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti e tu sei rimasto sempre a terra.

 

Coraggio. La tua croce è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.

 

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.

Coraggio fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione della croce. C’è anche per te una pietà sovraumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

 

 

Don Tonino Bello


postato da: Dom alle ore 11:26 | link | commenti
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sabato, 07 febbraio 2009

... tu, stella persa nei miei cieli...

postato da: Dom alle ore 14:03 | link | commenti
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lunedì, 22 dicembre 2008

Sono in un periodo particolarmente prolifero per questo blog.
Non so perché... ho desiderio di comunicare, ho desiderio di dare voce a ciò che ho dentro, ho desiderio di esprimermi... anche se ne avverto tanta inutilità.
Inutilità perché - in fondo - questo blog non lo legge nessuno, è solo uno sfogo, è solo uno scrivere fine a sé stesso. Per come son fatto io, forse è meglio: almeno gli altri non mi leggono!

postato da: Dom alle ore 18:54 | link | commenti (1)
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sabato, 20 dicembre 2008

Ama,
saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta
(nessuno saluta del condominio,
ma neppure per via).
Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda solo il bene.
E del bene degli altri
godi e fai
godere.
Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco
- se necessario -
dividi.
E vai
vai leggero
dietro il vento
e il sole
e canta.
Vai di paese in paese
e saluta
saluta tutti
il nero
l'olivastro
e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo:
che tutti i paesi
si contendano
d'averti generato

David Maria Turoldo

postato da: Dom alle ore 22:13 | link | commenti
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domenica, 14 dicembre 2008

Soldati


Bosco di Courton Luglio 1918
 
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.


Giuseppe Ungaretti

postato da: Dom alle ore 08:22 | link | commenti
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martedì, 09 dicembre 2008

In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve, di pioppi e di parole.
All'una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV sono un rombo di tuono per l'indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell'intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio di un dubbio eterno, un formicaio di cose andate
di chi aspetta sempre l'inverno per desiderare una nuova estate...


Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata di chi starnazza e non vuol volare...

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo
 Io sdraiato sull'erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l'età all'improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi
in questa vita presa di striscio di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita.



Francesco Guccini, Lettera

postato da: Dom alle ore 16:18 | link | commenti
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giovedì, 10 luglio 2008

This town is colder now, I think it’s sick of us
It’s time to make our move, I’m shakin off the rust
I’ve got my heart set on anywhere but here
I’m staring down myself, counting up the years
Steady hands, just take the wheel…
And every glance is killing me
Time to make one last appeal… for the life I lead

Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be, oh
Stop and stare
You start to wonder why you’re ‘here’ not there
And you’d give anything to get what’s fair
But fair ain’t what you really need
Oh, can u see what I see

They’re tryin to come back, all my senses push
Un-tie the weight bags, I never thought I could…
Steady feet, don’t fail me now
Gonna run till you can’t walk
But something pulls my focus out
And I’m standing down…

Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be, oh
Stop and stare
You start to wonder why you’re here not there
And you’d give anything to get what’s fair
But fair ain’t what you really need
Oh, you don’t need

What u need, what u need…

Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be
Oh, do u see what I see…


postato da: Dom alle ore 22:36 | link | commenti
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martedì, 20 maggio 2008

Dastardly & Muttley


Ecco il duo di guastatori, i due "cattivoni" che proprio non riescono a giocare secondo le regole, e che finiscono sempre per essere vittima dei loro tiri mancini: Dick Dastardly e il suo infedele cane Muttley. A bordo della Zerozero, infatti, perdono sempre moltissimo tempo a mettere i bastoni tra le ruote degli altri concorrenti, non rendendosi conto che se tirassero dritto per la propria strada potrebbero vincere praticamente sempre..o forse se ne rendono conto, ma é troppo piú divertente per loro dar fastidio al prossimo. Senza alcun dubbio il punto di forza della serie, il loro successo "costrinse" gli autori a creare una serie derivata (spinoff) in cui erano i protagonisti, a bordo di aerei della prima guerra mondiale alla caccia di un dispettoso piccione viaggiatore: "Lo squadrone avvoltoio e Yankee doodle"

In un momento di dolce far niente (o di cazzeggio, se preferite) mi sono imbattutto in questa descrizione dei personaggi principali del famoso cartone di Hanna & Barbera delle "le folle corse del Wacky Races". Ho sempre avuto un debole per il cane Muttley... mi fa ammazzare dalle risate, non c'è niente da fare. Però... mi ha fatto riflettere su come questi due personaggi incarnino molte persone che ho incontrato nella mia vita, ovvero persone che perdono tempo ed energie a mettere i bastoni tra le ruote al prossimo, mentre se facessero il loro dovere... magari "vincerebbero la gara" della loro vita.

postato da: Dom alle ore 23:14 | link | commenti
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giovedì, 01 maggio 2008

Sull'amicizia

E' un argomento che mi piace tanto, tantissimo e oggi ho trovato questo scritto che mi ha colpito nel profondo e voglio condividere:

Essere esigente è una regola base. Essere tollerante è un principio. Vegliare sullo stato dell'amicizia è un dovere. Pensare. Pensare a un altro, saper essere presente quando occorre, avere la parola e i gesti che ci vogliono, dare prova di costanza e di fedeltà, tutto ciò è l'amicizia, ed è cosa rara.

tratto da  Tahar Ben Jelloun, "L'amicizia" p. 79


postato da: Dom alle ore 22:59 | link | commenti (1)
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martedì, 11 dicembre 2007

Un viaggio, qualunque esso sia, ha un suo inizio ed una sua fine. La fine DEL viaggio, quello della vita, è la morte. La tradizione popolare ha trovato mille e più modi per esorcizzare questo momento che - piaccia o no - riguarda tutti noi. E' un momento misterioso, spaventoso, colmo di dolore e che genera la più grande paura che attanaglia ogni uomo. E' notizia di questi giorni l'introduzione di una tassa da parte del comune di Venezia per sollecitare le imprese di onoranze funebri a fare funerali  celeri, cioè a non "perdere tempo" con le condoglianze in chiesa o nel cimitero e tumulare in fretta la salma perchè il prolungarsi di tali cerimonie graverebbe, in termini di straordinari da pagare ai custodi del cimitero, sui bilanci comunali. A Napoli e provincia c'è un racket del caro estinto, con sottrazione di morti alle varie imprese funebri e riesumazioni non autorizzate per far spazio a defunti i cui familiari avevano precedentemente "oliato i meccanismi".

 

Mi domando solo una cosa: che società è quella che non rispetta l'uomo neanche nel momento della morte? In qualsiasi cultura, ad ogni latitudine, la morte è sempre stata considerata sacra e ora pieghiamo questa realtà alla nostra mentalità efficientistica e criminale... dov'è andato a finire l'Uomo?


postato da: Dom alle ore 16:54 | link | commenti (1)
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