Nel Duomo vecchio di Molfetta (Bari) c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: “Collocazione provvisoria”.
La scritta mi è parsa provvidenzialmente ispirata. “Collocazione provvisoria”: penso che non ci sia formula migliore per definire
Coraggio allora, tu che soffri. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi il calice amaro dell’abbandono. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare ed hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua croce è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Coraggio fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione della croce. C’è anche per te una pietà sovraumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno
Don Tonino Bello
Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be, oh
Stop and stare
You start to wonder why you’re ‘here’ not there
And you’d give anything to get what’s fair
But fair ain’t what you really need
Oh, can u see what I see
They’re tryin to come back, all my senses push
Un-tie the weight bags, I never thought I could…
Steady feet, don’t fail me now
Gonna run till you can’t walk
But something pulls my focus out
And I’m standing down…
Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be, oh
Stop and stare
You start to wonder why you’re here not there
And you’d give anything to get what’s fair
But fair ain’t what you really need
Oh, you don’t need
What u need, what u need…
Stop and stare
I think I’m moving but I go nowhere
Yeah I know that everyone gets scared
But I’ve become what I can’t be
Oh, do u see what I see…

E' un argomento che mi piace tanto, tantissimo e oggi ho trovato questo scritto che mi ha colpito nel profondo e voglio condividere:
Essere esigente è una regola base. Essere tollerante è un principio. Vegliare sullo stato dell'amicizia è un dovere. Pensare. Pensare a un altro, saper essere presente quando occorre, avere la parola e i gesti che ci vogliono, dare prova di costanza e di fedeltà, tutto ciò è l'amicizia, ed è cosa rara.
tratto da Tahar Ben Jelloun, "L'amicizia" p. 79
Un viaggio, qualunque esso sia, ha un suo inizio ed una sua fine. La fine DEL viaggio, quello della vita, è la morte. La tradizione popolare ha trovato mille e più modi per esorcizzare questo momento che - piaccia o no - riguarda tutti noi. E' un momento misterioso, spaventoso, colmo di dolore e che genera la più grande paura che attanaglia ogni uomo. E' notizia di questi giorni l'introduzione di una tassa da parte del comune di Venezia per sollecitare le imprese di onoranze funebri a fare funerali celeri, cioè a non "perdere tempo" con le condoglianze in chiesa o nel cimitero e tumulare in fretta la salma perchè il prolungarsi di tali cerimonie graverebbe, in termini di straordinari da pagare ai custodi del cimitero, sui bilanci comunali. A Napoli e provincia c'è un racket del caro estinto, con sottrazione di morti alle varie imprese funebri e riesumazioni non autorizzate per far spazio a defunti i cui familiari avevano precedentemente "oliato i meccanismi".

Mi domando solo una cosa: che società è quella che non rispetta l'uomo neanche nel momento della morte? In qualsiasi cultura, ad ogni latitudine, la morte è sempre stata considerata sacra e ora pieghiamo questa realtà alla nostra mentalità efficientistica e criminale... dov'è andato a finire l'Uomo?